Di solito sono io a proporvi un film, magari uno di quei titoli rimasti un po’ in ombra e che spero possano incuriosirvi. Stavolta è successo il contrario: siete stati voi a continuare a parlarmi di FBI operazione gatto.
Lo avete fatto con un affetto contagioso, tirando fuori ricordi precisissimi. Canoa e i suoi panini. Il cane impazzito per l’anatra rubata. La signora MacDougall appostata alla finestra. Qualcuno mi ha raccontato di aver avuto un gatto simile a G.G., con gli stessi occhi azzurri. Altri lo hanno visto così tante volte da saperne anticipare le battute. Per molti di voi occupa lo stesso posto de Il cowboy col velo da sposa, 4 bassotti per un danese e Tutto accadde un venerdì: quello dei film che basta nominare per sentirsi subito a casa.
Io, invece, con FBI operazione gatto non sono cresciuta. L’ho visto soltanto di recente.
La mia coperta cinematografica ha sempre avuto soprattutto il volto di Pollyanna e 4 bassotti per un danese, due film che riescono ancora a tirarmi su di morale e a scaldarmi il cuore. Sapendo che qui avrei ritrovato Hayley Mills e Dean Jones, sono entrata nella storia convinta di sapere più o meno che cosa mi aspettasse.
Dopo pochi minuti mi sono accorta che la Disney aveva preso una strada molto più audace del previsto. Il film comincia con un rapimento. Hayley ha diciannove anni e in alcune scene, tra occhiali importanti e capelli monumentali, sembra quasi una giovane Jessica Fletcher.
G.G., intanto, emette versi che mi hanno riportato alla mente quella trasmissione, in cui mi sono sempre e solo imbattuta per caso, Il mio gatto è indemoniato.
I primi minuti, lo confesso, non ero del tutto convinta. Poi il film ha fatto clic.
Il crimine, l’FBI, la casa invasa dagli agenti, i vicini impiccioni e quel siamese completamente refrattario a ogni disciplina hanno cominciato a stare insieme con una naturalezza irresistibile. La stranezza iniziale si è trasformata in compagnia, e quando sono arrivati i titoli di coda mi è dispiaciuto davvero lasciarli andare.
Dietro questa commedia c’è parecchio da raccontare: la doppia penna dei coniugi Gordon, i cinque gatti che si sono alternati sul set, la canzone dei fratelli Sherman cantata da Bobby Darin e soprattutto il momento in cui FBI operazione gatto ha segnato la fine della prima lunga stagione di Hayley Mills alla Disney.
Avevate ragione voi. Questo gatto meritava il suo articolo.
E in fondo vi dico anche dove potete recuperarlo.
Il titolo originale è That darn cat! ed è un film del 1965 diretto da Robert Stevenson con protagonisti Hayley Mills e Dean Jones.
A metà degli anni Sessanta, l’America continua ad amare l’immagine ordinata costruita nel decennio precedente. Case suburbane, cucine luminose, giardini curati, automobili davanti al vialetto: tutto parla di sicurezza e rispettabilità. Cinema e televisione hanno trasformato quel mondo in un modello familiare, con salotti impeccabili e vicini sempre pronti a sapere qualcosa in più del necessario.
Intanto i giovani acquistano un peso diverso. Diventano un pubblico riconoscibile, corteggiato dalla musica, dalla moda e dal cinema. Hanno idoli, dischi, appuntamenti. L’automobile offre una prima libertà personale e il drive-in ne diventa uno dei luoghi simbolo: abbastanza pubblico da restare rispettabile, abbastanza appartato da far lavorare l’immaginazione.
Il cinema intercetta subito il cambiamento. Accanto alle commedie domestiche arrivano film pensati per un pubblico giovane, pieni di spiagge, surfisti, feste e amori leggeri. I beach party movies raccontano una gioventù colorata e commerciale, già più autonoma di quella mostrata pochi anni prima dal cinema familiare.
In quel mondo di buone maniere suburbane basta poco perché un gesto normale acquisti un’aria sospetta: un ragazzo accompagna una ragazza a casa, una luce resta accesa al piano di sopra, una vicina osserva dalla finestra. La rispettabilità domestica vive anche di apparenze e di «chissà cosa penseranno».
La Disney raccoglie i segnali più riconoscibili di questa nuova libertà, il drive-in, i fidanzatini, la casa senza genitori, il vicinato in allarme, e li porta dentro una commedia per famiglie.
Negli stessi anni cresce il fascino per lo spionaggio. Microfoni nascosti, trasmettitori e pedinamenti sono ormai familiari al pubblico; il cinema popolare li ha trasformati in gioco. La Disney può così portarli tra camere da letto, cucine e tende alle finestre.
Dove nasce tutto
La storia alla base del film nasce a quattro mani, da una coppia di autori che con la Disney, almeno in apparenza, ha poco a che fare.
Lui si chiama Gordon Gordon, sì, avete letto bene, nome e cognome uguali, come se fosse già nato con un piccolo colpo di scena editoriale incorporato. Lei è Mildred Nixon Gordon. Sulle copertine compaiono spesso semplicemente come “The Gordons”, scelta comprensibile: con un nome così, meglio evitare che il pubblico pensi a un errore di stampa.
Si sono conosciuti all’Università dell’Arizona e si sono sposati nel 1932. Insieme hanno costruito una lunga carriera nella narrativa poliziesca, firmando romanzi di suspense e storie d’indagine capaci di vendere milioni di copie.
Gordon ha lavorato nel giornalismo, nella pubblicità della 20th Century Fox e, durante la Seconda guerra mondiale, nel controspionaggio dell’FBI. Mildred ha insegnato, ha collaborato con la stampa e ha lavorato come editor per Arizona Highways, pubblicando anche per conto proprio. Indagini e agenti federali appartengono quindi a un mondo che entrambi conoscono bene.
Tra i personaggi ricorrenti dei loro romanzi compare John “Rip” Ripley, agente dell’FBI. Gordon può attingere anche alla propria esperienza nel Bureau, adattandola naturalmente alle esigenze del racconto.
Hollywood ha già incontrato i Gordon prima della Disney. Alcuni loro libri sono arrivati al cinema e uno degli adattamenti più noti è Experiment in Terror, diretto da Blake Edwards nel 1962 e tratto da Operation Terror. È un thriller teso e urbano, con una donna minacciata da un criminale: un mondo lontanissimo dalle commedie familiari in Technicolor.
Nel 1963 esce Undercover Cat. Durante uno dei suoi giri notturni, un gatto entra nel nascondiglio di due rapitori e diventa l’unico possibile collegamento tra la donna sequestrata e l’FBI.
Gli agenti si trovano così ad affidare un’indagine a una creatura che segue i propri appetiti e cambia strada secondo criteri noti soltanto a lei. La storia è già tutta qui: una vittima da trovare e una pista capace di sparire da una finestra in qualunque momento.
pleto, due criminali e una pista che può sparire da una finestra in qualunque momento.
3. Il progetto prende forma 3236
Quando Undercover Cat arriva nelle librerie, la Disney ha già fatto la sua scommessa. Nel gennaio del 1963 lo Studio ha acquistato i diritti cinematografici del romanzo ancora inedito. Qualcuno a Burbank ha letto il manoscritto e ha visto subito le possibilità di quel gatto capace di condurre l’FBI fino a due rapitori.
I Gordon hanno voluto seguire personalmente l’adattamento. Una precedente esperienza con Hollywood li ha resi più accorti: per Make Haste to Live hanno ricevuto cinquemila dollari, mentre lo sceneggiatore incaricato del film ne ha incassati quarantamila. Da allora hanno preteso di partecipare alle sceneggiature tratte dai loro libri.
Alla Disney hanno lavorato insieme a Bill Walsh, che conosce lo Studio da più di vent’anni.
Ha cominciato nel 1943 con la striscia a fumetti di Topolino, poi è passato alla televisione con One Hour in Wonderland, Davy Crockett e The Mickey Mouse Club. Quando arriva Undercover Cat, ha già scritto e prodotto Un professore fra le nuvole e Son of Flubber, e ha appena seguito Mary Poppins.
Walsh ama le situazioni assurde affrontate con assoluta serietà. Un professore sfida la gravità, una governante vola con l’ombrello, un siamese diventa la pista decisiva in un sequestro. Gli adulti organizzano riunioni, preparano strumenti e cercano di conservare la dignità mentre tutto sfugge loro di mano.
I Gordon mantengono saldo il caso poliziesco e la familiarità con l’FBI. Walsh porta l’azione nella casa delle Randall, riempiendola di agenti, corteggiatori e vicini appostati alle finestre.
Anche la famiglia del romanzo cambia. Patti, ventitreenne e sorella maggiore nel libro, diventa la più giovane; Ingrid prende il ruolo dell’adulta di casa e il fratello dodicenne Mike scompare. Canoa nasce per il film e porta con sé il drive-in, il surf e i panini giganteschi. Intorno al rapimento cresce così una commedia di quartiere.
Walsh segue il progetto anche come coproduttore insieme a Ron Miller, genero di Walt e presenza ormai stabile nei live action Disney. La regia passa a Robert Stevenson, che conosce già Hayley Mills e il metodo di lavoro dello Studio.
Stevenson nasce in Inghilterra nel 1905, studia a Cambridge e comincia nel cinema britannico accanto a Michael Balcon. Ha diretto Le miniere di re Salomone, poi si è trasferito a Hollywood e ha lavorato per David O. Selznick. Nel 1943 ha firmato Jane Eyre con Joan Fontaine e Orson Welles, tra nebbie, corridoi oscuri e passioni tormentate.
Durante la guerra ha prestato servizio nell’US Army Signal Corps e ha collaborato con Frank Capra. In seguito ha alternato cinema e televisione, lavorando anche a Gunsmoke e Alfred Hitchcock presenta. L’incontro con Walt Disney ha aperto la fase più lunga della sua carriera.
Per lo Studio ha già diretto Zanna Gialla, Darby O’Gill e il re dei folletti, Un professore fra le nuvole, In Search of the Castaways e Son of Flubber. Subito prima di FBI operazione gatto ha terminato Mary Poppins.
Stevenson ha ormai grande familiarità con ragazzi, animali ed effetti speciali. La sua regia lascia respirare gli attori e affida la comicità alle loro reazioni. I caratteristi trovano spazio senza rallentare l’indagine, mentre il gatto continua a guidare la storia secondo programmi tutti suoi.
Per Patti Randall, la Disney sceglie il volto che più di ogni altro ha accompagnato i suoi live action dei primi anni Sessanta. Walt ha presentato Hayley Mills al pubblico americano con Pollyanna e ne ha fatto subito una delle giovani attrici più amate dello Studio: luminosa, spontanea e ormai perfettamente a casa nell’immaginario Disney.
In cinque anni sono arrivati Il cowboy col velo da sposa, In Search of the Castaways, Summer Magic e The Moon-Spinners. Hayley ha attraversato avventure e commedie familiari conservando un’immagine vivace e rassicurante.
In FBI operazione gatto ha diciannove anni. Il pubblico riconosce ancora il viso di Pollyanna e delle gemelle de Il cowboy col velo da sposa, mentre Patti si muove già in una zona più adulta. Va al drive-in con il fidanzato, vive per qualche tempo senza genitori in casa e affronta con grande disinvoltura situazioni che mandano in crisi la sorella e scandalizzano i vicini.
È lei a intuire che il messaggio graffiato sull’orologio può essere una richiesta d’aiuto. Chiama l’FBI, insiste e mette in moto l’indagine. Con l’agente Kelso gioca anche una malizia nuova, sempre ricondotta al tono familiare della commedia.
Hayley vive nello stesso periodo un passaggio molto simile. Nel 1965 il suo contratto arriva alla fine e la Disney vuole rinnovarlo. Lei desidera scegliere nuovi ruoli e capire che attrice può diventare lontano dall’immagine che l’ha accompagnata durante l’adolescenza. Lasciare lo Studio significa separarsi dall’ambiente che l’ha protetta fin dall’età di dodici anni e da Walt, presenza quasi paterna nella sua vita. Nella sua autobiografia ha ricordato quei mesi come un confronto continuo tra il desiderio di indipendenza e la paura di lasciare casa.
Per Dean Jones, FBI operazione gatto segna l’ingresso in casa Disney.
Hayley sta chiudendo il suo primo lungo percorso con lo Studio; lui ha appena messo piede in quel mondo di commedie ordinate, case luminose e uomini perbene travolti da animali che ignorano ogni regola.
Dean ha già addosso qualcosa che alla Disney serve moltissimo: un’aria pulita e affidabile. Ha il volto dell’uomo normale che prova a conservare il controllo mentre tutto intorno diventa assurdo. Resta serio e il caos cresce proprio lì.
Prima del cinema ha seguito una strada molto meno lineare. Nato in Alabama nel 1931, ha cominciato con la musica, accompagnato spesso dal padre alla chitarra. Ha lasciato casa giovanissimo e ha fatto lavori duri, dal carbone ai campi di cotone. Sono arrivati poi la Marina, gli spettacoli per i militari e le serate nei locali per pochi dollari e una cena calda.
Dopo il congedo ha recitato a Knott’s Berry Farm, dove qualcuno lo ha notato. Da lì sono arrivati un contratto con la MGM, il cinema, Broadway e la televisione. Ha lavorato con Jane Fonda in There Was a Little Girl, ha interpretato Under the Yum Yum Tree a teatro e sullo schermo, e molti spettatori lo conoscono già per la serie Ensign O’Toole.
Quando interpreta Zeke Kelso, Dean ha quindi una carriera avviata, mentre il suo lungo rapporto con la Disney comincia da qui. Per molti spettatori il suo volto ha significato presto 4 bassotti per un danese, Il fantasma del pirata Barbanera e Un maggiolino tutto matto.
Zeke è un agente federale incaricato di seguire una pista felina. In più è allergico ai gatti. Jones conserva l’aria del funzionario che vuole fare bene il proprio lavoro mentre G.G. entra, esce e sparisce secondo programmi tutti suoi. Gli starnuti e gli appostamenti fanno il resto.
Dorothy Provine interpreta Ingrid, la sorella maggiore di Patti. Le due reagiscono in modo opposto all’invasione dell’FBI.
Patti si entusiasma; Ingrid vuole riavere la propria camera e salvare almeno la serata con Gregory.
Ogni sviluppo dell’indagine entra nella sua vita privata. La camera diventa un quartier generale, Gregory si insospettisce e la signora MacDougall sorveglia tutto dalla finestra. Patti vuole capire che cosa è successo; Ingrid pensa anche a che cosa diranno i vicini.
Provine arriva alla Disney dopo il successo televisivo di The Roaring 20’s, dove ha interpretato una flapper bionda e piena di ritmo. Ha cantato, ballato e inciso dischi, lavorando anche nei night club. Al cinema è già apparsa in Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo e Good Neighbor Sam; nello stesso periodo ha partecipato anche a La grande corsa.
A complicare la vita sentimentale di Ingrid arriva Roddy McDowall, che interpreta Gregory Benson: elegante, sospettoso e troppo affezionato alle buone maniere per affrontare serenamente un gatto cleptomane.
Il passaggio all’età adulta lo ha portato verso il teatro e la televisione, con ruoli che gli hanno permesso di muoversi tra dramma e commedia. Ha coltivato anche la fotografia, ritraendo moltissimi colleghi e diventando una presenza amatissima nella comunità hollywoodiana.
Gregory è composto e attentissimo alle forme. Sembra aver regolato la propria esistenza sulle buone maniere e sull’approvazione materna. Poi G.G. gli ruba l’anatra destinata alla cena e la serata comincia a sfuggirgli di mano.
A McDowall basta irrigidire lo sguardo e trattenere l’irritazione. La cena e gli agenti che compaiono all’improvviso assumono il peso di offese personali. In mezzo a persone che inseguono un gatto per la città, Gregory appare soprattutto indignato perché il mondo ha smesso di rispettare il galateo.
Roddy ha già recitato accanto a Elsa Lanchester in Torna a casa, Lassie!, dove lei ha interpretato sua madre. Qui si ritrovano ventidue anni dopo, ancora alle prese con animali capaci di mettere in difficoltà gli esseri umani.
Poi c’è Canoa Henderson, interpretato da Tom Lowell. Il nome sembra già arrivare da una spiaggia californiana.
Canoa porta con sé il drive-in, i film di surf, l’automobile e i panini giganteschi. Il personaggio nasce per il film insieme a quella gioventù colorata che ha riempito le commedie balneari dei primi anni Sessanta.
Lowell gli dà un’aria pulita, sportiva e un po’ svagata. Canoa pensa al cibo e alla fidanzata; Patti ha già coinvolto l’FBI in un caso di rapimento. Lui arriva con la fame o con un sospetto, e lei ha pochissima pazienza per entrambi. Dopo il film la Disney lo ha messo sotto contratto e lo ha richiamato per The Gnome-Mobile accanto a Walter Brennan.
Quando tornano dal drive-in, Patti si lamenta che i film di surf sono tutti uguali e dice di preferire una storia vecchio stile, con problemi sentimentali e lieto fine. La battuta prende di mira i beach party movies, legati soprattutto ad Annette Funicello e Frankie Avalon. Che sia anche una piccola frecciata dello zio Walt alla sua ex protetta, ormai lanciata in quel filone?
Canoa resta il fidanzato rassicurante, affamato e geloso quanto basta. Con agenti nascosti in casa e una vicina convinta di aver scoperto uno scandalo, Patti ha comunque molta più difficoltà a gestire G.G.
E poi ci sono i vicini. Ogni commedia suburbana ha bisogno di qualcuno che guardi dalla finestra e trasformi ciò che vede in uno scandalo di quartiere. In FBI operazione gatto il compito spetta a Elsa Lanchester e William Demarest.
Confesso subito la mia debolezza: Elsa Lanchester io la adoro. L’ho amata in Testimone d’accusa, dove le bastano uno sguardo e una pausa per attirare tutta l’attenzione. Anche qui è stata una delle cose più divertenti del film: aspettavo con ansia ogni sua apparizione e ogni nuovo sospetto della signora MacDougall.
Attrice inglese dalla personalità inconfondibile, moglie di Charles Laughton, Elsa è entrata nella storia del cinema con La moglie di Frankenstein. La sua carriera comprende teatro e cinema, con personaggi eccentrici che lei ha reso inconfondibili. Alla Disney è già apparsa in Mary Poppins; qui porta una comicità domestica fatta di tende scostate e conclusioni raggiunte molto prima delle prove.
La signora MacDougall sorveglia la casa delle Randall. Una luce accesa o una figura dietro la finestra le bastano per ricostruire una vicenda assai più scandalosa di quella reale. Più si convince di aver capito tutto, più diventa irresistibile.
Accanto a lei, William Demarest attraversa una parte enorme della commedia americana. Ha lavorato più volte con Preston Sturges, da I dimenticati a Il miracolo del villaggio, una perla di cui vi parlerò presto. La sua comicità asciutta vive di risposte brusche e occhiate stanche. Molti lo ricordano anche come lo zio Charley di Io e i miei figli, accanto a Fred MacMurray.
Il signor MacDougall passa buona parte del film a contenere la moglie e alla fine chiama perfino la polizia. Gran parte delle loro scene gira intorno all’apparecchio acustico di lei, trasformato in uno strumento per captare conversazioni e alimentare sospetti. Mentre l’FBI segue il gatto con i trasmettitori, la signora MacDougall conduce la propria indagine dalla casa accanto e il marito prova a limitarne i danni.
Merita una citazione anche Ed Wynn, presente in una scena breve e deliziosa nei panni del gioielliere Mr. Hofstedder. Patti lo convince a partecipare a una piccola frode a fin di bene: telefona all’FBI fingendosi sua nipote e sostiene che Margaret Miller ha acquistato lì il cinturino dell’orologio.
Quella telefonata, con l’accento assolutamente improbabile di Hayley, mi ha divertita moltissimo. Ancora meglio è il terrore di Hofstedder quando l’FBI richiama e lui deve confermare tutto. A Ed Wynn bastano la voce tremolante e gli occhi spaventati per trasformare pochi minuti in una delle scene più simpatiche del film (dopotutto era stato da poco lo squinternato zio Albert in Mary Poppins, non dimentichiamocelo).
Sul versante criminale troviamo Neville Brand e Frank Gorshin, i due rapitori che tengono prigioniera Margaret Miller. Brand ha già costruito una lunga carriera da duro e porta nella commedia una minaccia concreta. Gorshin gli sta accanto con un’energia più nervosa; pochi mesi dopo è diventato l’Enigmista della serie televisiva Batman, e qui mostra già la mobilità del volto e la voce elastica che lo hanno reso riconoscibile.
Grayson Hall ha appena ricevuto una candidatura all’Oscar per La notte dell’iguana. La sua Margaret incide una richiesta d’aiuto sul retro dell’orologio e la affida al collo di G.G. Da quel gesto parte l’intera indagine. Hall comunica paura e lucidità durante le scene di prigionia, e trova il modo di far uscire il primo indizio dalla stanza.
Il protagonista assoluto
Nel film G.G. sembra uno solo: elegante, curioso, sempre affamato e del tutto indifferente agli esseri umani che gli corrono dietro. Sul set si sono alternati cinque siamesi. Il principale si chiamava Syn; gli altri sono intervenuti nelle scene che richiedevano azioni diverse. Il montaggio ha completato l’inganno, e il pubblico non si accorge di nulla.
Sono siamesi seal point di tipo tradizionale, più robusti e con il muso più pieno rispetto agli esemplari affusolati che oggi associamo spesso alla razza. Il corpo chiaro, le estremità scure e gli occhi azzurri hanno dato a G.G. un’aria quasi aristocratica, perfetta per un ladro di cene che manda a monte le operazioni dell’FBI.Nel romanzo dei Gordon il
gatto è nero, enorme e vicino ai dodici chili. Si chiama D.C.,
abbreviazione di Damn Cat, “maledetto gatto”. La Disney ha addolcito
damn nel più innocuo darn, che in italiano suonerebbe bene come “quel
disgraziato gatto”. Nell’edizione italiana D.C. è diventato G.G., Gatto
Guastatore, una soluzione libera ma perfetta per un animale che rovina
appuntamenti e pedinamenti con assoluta tranquillità.
Syn aveva già
lavorato per la Disney. Due anni prima ha interpretato Tao, il siamese
di L’incredibile avventura, accanto ai cani Bodger e Luath. La
supervisione degli animali è stata affidata a William R. Koehler, che lo
ha abituato ad associare il suono di un campanello al cibo. Durante le
riprese il richiamo poteva arrivare da punti diversi del set e guidarlo
nella direzione voluta. Quando Syn aveva concluso la propria
disponibilità a collaborare, entrava uno dei sostituti.
Hayley Mills
ha raccontato di aver faticato a creare un legame con i cinque gatti e
di essere rimasta turbata da alcuni metodi usati dagli addestratori.
Confesso che per tutto il film mi sono chiesta come abbiano ottenuto
certe reazioni, soprattutto i soffi e le zampate al momento giusto. Poi
ho letto il suo ricordo e ho esitato prima di inserirlo. Alla fine ha
prevalso il dovere storiografico.
Il protagonista dell’aneddoto è un
piccione, e io parto già svantaggiata per l’inquietudine che Gli uccelli
di Hitchcock mi ha lasciato verso i volatili.
Per ottenere un soffio
e una zampata, un addestratore ha agitato il piccione davanti al gatto.
Il felino lo ha raggiunto prima che l’uomo riuscisse a tirarlo via, e
Hayley Mills e Dean Jones sono stati raggiunti dal sangue. Resta ignoto
se il volatile sia morto o sia rimasto soltanto ferito. Io, in cuor mio,
spero che si sia salvato.
Dopo questa storia ci meritiamo qualcosa
di più piacevole. Nei titoli di testa ascoltiamo That Darn Cat, scritta
da Richard e Robert Sherman e cantata da Bobby Darin.
I fratelli
Sherman arrivano subito dopo Mary Poppins, che ha appena fatto vincere
loro due Oscar, per la colonna sonora e per Chim Chim Cher-ee. Negli
anni successivi firmeranno anche le canzoni de Il libro della giungla,
Gli Aristogatti e Pomi d’ottone e manici di scopa.
Nel 1965 Bobby
Darin è già una star. Ha raggiunto il successo nel 1958 con Splish
Splash e nel 1959 Mack the Knife lo ha consacrato come crooner capace di
muoversi tra swing e pop. Ha ricevuto anche una candidatura all’Oscar
come miglior attore non protagonista per Captain Newman, M.D.
Chi è cresciuto con la versione italiana può aver perso la canzone dei titoli. Potete ascoltarla qui.
Durante la lavorazione, Hayley e i genitori si trasferiscono in una grande casa su Cordell Drive, sulle colline sopra Sunset Strip. La villa è stata costruita per Ronald Reagan e Jane Wyman e appartiene ora al coreografo Gower Champion, impegnato a New York con Hello, Dolly!.
Dalle finestre si dovrebbe vedere tutta la valle. Quasi ogni giorno Los Angeles scompare sotto una cappa marrone e sulfurea, dalla quale emergono soltanto gli edifici più alti. Hayley ricorda quella vista con grande nitidezza: una casa confortevole, Hollywood ai suoi piedi e lo smog che rende incerto l’orizzonte.
John Mills, intanto, lavora a King Rat di Bryan Forbes. Per ricreare il campo di prigionia di Changi, la produzione ha costruito un set fuori Hollywood; il sole ha bruciato la vegetazione e un’enorme cisterna di vernice ha ridipinto di verde le colline. Hollywood, quando serve, ridipinge anche la giungla.
Hayley accoglie con sollievo la sceneggiatura di FBI operazione gatto. La considera molto divertente, forse la migliore ricevuta dalla Disney dopo Il cowboy col velo da sposa. Anche il cast la entusiasma, soprattutto Roddy McDowall, al quale si lega con grande affetto.
Fuori dal set, accanto a lei c’è Andrew Birkin, fratello minore di Jane Birkin e giovane aspirante cineasta con il quale ha una relazione. Andrew arriva a Hollywood dopo aver attraversato gli Stati Uniti in autostop e sui treni merci. Ha lavorato a A Hard Day’s Night, ha fotografato i Beatles e ha raccolto un po’ di denaro vendendo davanti agli Studios alcune stampe “autografate”, grazie a un talento piuttosto disinvolto nell’imitare le firme.
Andrew porta Hayley a Watts, lontano dalla Los Angeles delle piscine e delle ville. Walt viene a saperlo e, durante un pranzo agli Studios, lo prende da parte. Gli chiede di aspettare la fine delle riprese prima di tornarci con lei: la produzione, spiega, non è assicurata «per quel genere di cose».
La richiesta ha la premura di un padre e la concretezza di un produttore. Hayley sta cercando la propria indipendenza; perfino una serata con il ragazzo che frequenta entra nei calcoli assicurativi della Disney.
Roddy McDowall conosce tutti, dà feste molto amate e sa quanto sia complicato crescere davanti al pubblico. Durante un pranzo organizzato da lui a Malibu, Hayley incontra Francesca Hilton, figlia di Zsa Zsa Gabor e Conrad Hilton.
La giornata è caldissima e Francesca resta ai margini del gruppo con un cappotto di lana rosa chiuso fino al collo. Ha quasi la stessa età di Hayley e confessa di tenerlo addosso per nascondere il proprio peso. Più tardi la invita nella grande casa di Bel Air in cui vive, piena di marmo e lusso. A Hayley appare vuota, priva del calore di una casa. Dietro il cognome Hilton vede una ragazza sola, schiacciata dalle aspettative della famiglia e di Hollywood.
Parlando con Andrew e ripensando a Francesca, Hayley capisce che è arrivato il momento di lasciare la Disney. L’offerta può essere ottima; lei sceglie la propria strada.
Quando le riprese finiscono, tutti sanno che non firmerà un nuovo contratto. Il suo agente Arthur Park lascia aperta la possibilità di un ritorno davanti al progetto giusto. Per il momento, cinque anni e sei film si chiudono lì.
Costumi
Avevo aspettative alte sui costumi di questo film, avendo adorato quelli di Pollyanna, Il cowboy col velo da sposa, Magia d’estate e 4 bassotti per un danese, e non sono rimasta delusa.
Dietro questi guardaroba ritornano nomi che abbiamo già incontrato. Bill Thomas, che firma i costumi, ha già vestito Hayley Mills ne Il cowboy col velo da sposa e in Magia d’estate. Con lui lavorano Chuck Keehne e Gertrude Casey, presenti anche in Pollyanna e 4 bassotti per un danese. Questa piccola famiglia professionale ha contribuito molto all’immagine dei live action Disney, con i suoi colori luminosi, la maglieria morbida e quell’eleganza quotidiana che resta negli occhi.
Il guardaroba più divertente è quello di Patti. Hayley passa dai jeans alle perle, dal completo quasi professionale al trench da investigatrice, conservando l’aria di una ragazza che si veste da sola.
All’inizio indossa un grande maglione arancione, morbido e peloso, decorato da motivi scuri, sopra un paio di jeans. Hayley appare comoda e naturale, appoggiata alla balaustra con i capelli un po’ spettinati. L’arancione acceso basta comunque a impedirle di confondersi con l’arredamento.
Quando si presenta all’FBI cambia registro. Indossa un completo rosso vivo, con giacchina corta, gonna a pieghe e dolcevita bianco. È il look che ho amato meno: tra la grande montatura degli occhiali e quella cofana bionda, mi ha ricordato troppo Jessica Fletcher. Una volta comparsa l’associazione, non sono più riuscita a liberarmene. Nei corridoi grigi dell’FBI Patti è comunque impossibile da ignorare.
Il mio preferito è l’abito fucsia con il lungo filo di perle. Ha una linea semplice e aderente, molto più sofisticata di tutto ciò che Hayley ha indossato fino a quel momento. Il colore le sta magnificamente e le perle slanciano la figura. Qui vedo davvero la giovane donna di diciannove anni, ormai lontana dalla bambina di Pollyanna e dalle gemelle de Il cowboy col velo da sposa. È l’abito che avrei voluto portarmi a casa.
Il completo azzurro torna a un gusto più bon ton. Patti indossa una camicia chiara, cardigan e gonna coordinati; la fascia tra i capelli completa l’insieme. Al collo porta un medaglione rotondo che sembra strizzare l’occhio a quello di Pollyanna. Il richiamo potrebbe essere casuale, ma l’associazione viene spontanea. Intorno a lei si accumulano apparecchiature e agenti federali; Patti affronta tutto con la fascia perfettamente sistemata.
Poi arriva il travestimento da spia. Patti indossa un trench beige, annoda un foulard stampato sotto il mento e completa l’opera con grandi occhiali da sole. Sembra uscita dall’idea che una ragazza può avere di una spia dopo aver visto troppi thriller. Entra nella gioielleria con assoluta sicurezza, pronta a improvvisare un accento e una telefonata all’FBI davanti al povero Ed Wynn.
Nelle scene successive porta una gonna tartan a pieghe con un top blu senza maniche e collo alto. Ritroviamo la fascia chiara tra i capelli; più avanti aggiunge un cardigan verde pallido. Ho amato molto l’accostamento: il blu, il tartan e il verde hanno tutta la freschezza degli anni Sessanta.
Nel finale indossa una camicia rosa a quadretti Vichy con una gonna marrone a pieghe.
Il guardaroba di Ingrid ha una sicurezza più adulta, con linee nette e accessori scelti con cura.
Per uscire con Gregory indossa un tailleur blu intenso, con giacca a doppio petto e gonna al ginocchio, accompagnato da guanti chiari e una piccola pochette scura. Accanto alla Mercedes e al corteggiatore in giacca e cappello, sembra pronta per una serata impeccabile. Naturalmente G.G. ha altri programmi.
Mi è piaciuto molto anche il completo azzurro chiarissimo, con una giacca dalla superficie leggermente bouclé e una blusa chiusa da un grande fiocco morbido. È delicato ed elegantissimo. Ingrid è in casa, ma sembra pronta per un appuntamento mentre la camera continua a riempirsi di agenti.
Il look più moderno è quello lilla in maglia, con maglione morbido, pantaloni coordinati e un sottile foulard rosa al collo. Dorothy Provine lo porta con tale naturalezza che sembra un semplice abito da casa, anche se oggi potrebbe comparire facilmente in una collezione ispirata agli anni Sessanta.
In un’altra scena Ingrid abbina una camicia color crema, con ampio colletto arrotondato, a un gilet beige, una gonna grigia e una lunga cravatta rossa. L’insieme ricorda l’abbigliamento da college, reso più adulto dalla figura di Dorothy e dalla sua acconciatura. La cravatta aggiunge una nota quasi maschile. Nel finale sceglie un completo blu scuro, illuminato da una camicia rossa, dalle décolleté e dalla borsa coordinate. I guanti bianchi chiudono il look.
Alla fine delle riprese, il reparto costumi ha regalato a Hayley alcuni abiti di Patti. Li ha visti stesi sul letto nella casa di Cordell Drive mentre la famiglia preparava le valigie. Erano belli, ma dopo poco non è più riuscita a indossarli. Le sembravano appartenere a una vita che aveva lasciato.
FBI operazione gatto arriva nelle sale nel dicembre del 1965, in tempo per il periodo natalizio. La Disney lo presenta come una commedia di suspense, affidando al gatto il centro della campagna pubblicitaria.
Il pubblico risponde bene. Al Radio City Music Hall il film registra ottimi risultati e Walt scrive a Hayley che anche in Inghilterra sta avendo successo. Dean Jones comincia qui la sua lunga stagione disneyana; Hayley ha già scelto di andarsene.
Quando Walt le manda l’ultimo medaglione per il braccialetto d’oro ricevuto all’inizio della loro collaborazione, lei è tornata in Inghilterra. Alla fine di ogni film ne ha ricevuto uno nuovo, inciso con il titolo e un simbolo della storia. Per Pollyanna c’è il profilo della protagonista con un minuscolo diamante alla gola; per The Moon-Spinners un mulino con una perla al posto della luna.
L’ultimo medaglione è più grande. Sul retro compaiono i titoli dei sei film realizzati per la Disney; sul davanti, una porta da camerino con una stella di diamante. La porta si apre e dentro c’è scritto:
HAYLEY
Walt accompagna il dono con una lettera. Le confessa che l’ultimo medaglione gli ha fatto venire le lacrime agli occhi e che gli sembra di perdere una figlia. Le parla del successo di FBI operazione gatto e della ricerca di una storia adatta a una Hayley ormai adulta.
Per il momento, la storia giusta resta da trovare. Hayley torna alla Disney molti anni dopo con The Parent Trap II, mentre la sua prima stagione nello Studio rimane racchiusa in quei sei film.
Anni più tardi, il braccialetto viene rubato dalla sua camera d’albergo durante una lavorazione in Europa. Si salva l’ultimo medaglione, che Hayley ha trasformato in un portachiavi. Lei ha definito quel bracciale «la storia della mia adolescenza, intrecciata nell’oro». Poche immagini raccontano meglio ciò che la Disney ha rappresentato nella sua vita.
Alla fine ho capito perché tanti di voi tenevano così tanto a questo film.
Io ci sono arrivata senza il vostro bagaglio di ricordi e ho potuto scoprire da adulta lo strano equilibrio che lo sostiene: una vicenda piuttosto cupa entra in una commedia familiare e acquista una leggerezza sorprendente.
Mi ha colpito anche il momento in cui il film arriva nella carriera di Hayley Mills. La ragazza Disney è ancora lì, mentre davanti a lei si apre una vita scelta in prima persona. Sapere che questa commedia coincide con il suo congedo dallo Studio le lascia una malinconia lieve, percepibile anche dietro le gag.
Adesso capisco il vostro affetto. Ci ho messo qualche anno in più, però alla fine sono arrivata anch’io.
Il film è attualmente reperibile pubblicamente qui.
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- lunedì, luglio 20, 2026
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