A forza di leggere storie di Hollywood, certi nomi finiscono per inseguirmi. Irving Paul Lazar è uno di questi. Spunta nelle serate di Humphrey Bogart, nelle trattative di Samuel Goldwyn, nei guai sentimentali di Sinatra e Lauren Bacall. Chi è quest’uomo piccolo, calvo, impeccabile, che sembra conoscere tutti e che oggi quasi nessuno ricorda?
Fa l’agente, e lo fa a modo suo. Bogart lo chiama «Swifty», da swift, «veloce»: concludere affari è la sua specialità. Lo stesso Bogart ha comprato un’intera pagina dell’«Hollywood Reporter» per licenziarlo, senza che Lazar sapesse di essere stato assunto. E Jack Warner ha pagato 350.000 dollari per un romanzo ancora incompiuto, dopo che Irving gliene ha raccontato una trama in parte inventata.
La cosa che mi incuriosisce di più, però, è da dove comincia tutto: un ragazzino di Brooklyn compra i posti più economici a Broadway e, anziché guardare soltanto il palcoscenico, studia gli eleganti signori in platea. Un giorno vuole sedersi fra loro.
Radici
Irving Paul Lazar nasce il 28 marzo 1907 in un caseggiato di Houston Street, nel Lower East Side di Manhattan, in una famiglia di immigrati ebrei arrivati dall'Europa orientale. Suo padre, Samuel, ha alle spalle una storia piuttosto avventurosa. Arruolato nell'esercito zarista, dove è incaricato di preparare sigari per gli ufficiali, un giorno approfitta dell'assenza di una sentinella e fugge oltre il confine tedesco. Attraversa l'Europa, raggiunge Amburgo, poi l'Inghilterra e finalmente New York, dove riesce a guadagnare abbastanza da far arrivare anche la giovane moglie Stari.
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| Irving è il primo a sinistra |
Samuel comincia commerciando sigari, poi passa al burro e alle uova. Quando Irving ha otto anni, la famiglia si trasferisce a Brownsville, Brooklyn, in una casa di Osborne Street con il negozio al pianterreno. È un uomo intraprendente, severo con i quattro figli maschi e convinto che soltanto una buona istruzione possa garantire loro un futuro migliore. Stari, invece, è più affettuosa e indulgente. Soffre di diabete e si affida al primogenito per le iniezioni quotidiane d'insulina. Irving le è legatissimo.
Brownsville è un quartiere popolare, abitato soprattutto da famiglie ebree dell'Europa orientale. Nelle case e nelle strade si parla yiddish, i negozianti contrattano animatamente e le risse fra ragazzi sono quasi una consuetudine. Irving, piccolo di statura, deve imparare presto a difendersi. La sua tecnica è semplice: colpire di sorpresa gli avversari più grandi e poi scappare prima che possano reagire. Ma ama anche leggere, soprattutto le biografie degli uomini che hanno fatto fortuna. Può trascorrere ore perfino con un dizionario, affascinato da parole che nel suo quartiere nessuno usa.
La sua vera passione, però, è il teatro. Al Loew's Pitkin bastano undici centesimi per assistere a un film muto o a uno spettacolo di vaudeville. Con i genitori frequenta anche il teatro yiddish, dove ammira Jacob P. Adler, il celebre attore padre della futura insegnante di recitazione Stella Adler. Poi comincia ad avventurarsi fino a Broadway. Seduto nei posti più economici, osserva gli artisti sul palcoscenico, ma anche gli spettatori eleganti in platea, i loro abiti, le maniere, quella disinvoltura che a Brownsville non ha mai conosciuto. È un mondo al quale desidera appartenere.
A quindici anni indossa già giacca, cravatta e fazzoletto nel taschino, arrivando a stirarsi personalmente le camicie pur di averle sempre impeccabili. Una sera, prima di assistere a What Price Glory?, si concede addirittura una manicure. Le unghie vengono lucidate tanto che, almeno secondo il suo racconto, brillano nella penombra della galleria attirando gli sguardi divertiti degli altri spettatori. Il suo nome alla nascita è Samuel, proprio come quello del padre: forse un errore. A tredici anni sceglie Irving, più teatrale, e aggiunge Paul, il nome che la madre avrebbe voluto dargli. Anni dopo confesserà persino di aver dichiarato di essere nato a Stamford, nel Connecticut. Gli sembrava decisamente più elegante di Houston Street.
Il padre, intanto, insiste perché studi. Irving frequenta i corsi serali della Fordham University, un'università cattolica scelta per la qualità dell'insegnamento e le rette accessibili, e lavora come stenografo in un prestigioso studio legale. Passa poi alla Brooklyn Law School, dove ha già occasione di mettere alla prova il proprio talento per gli affari: organizza per un professore un corso di preparazione agli esami, trattenendo una commissione per ogni studente iscritto. Senza saperlo, ha appena trovato il suo primo cliente.
Si laurea in legge nel 1931 e, dopo un breve periodo in procura, apre uno studio nel Flatiron Building. L'America è in piena Depressione e Irving si occupa soprattutto di pignoramenti, assistendo alla chiusura di negozi e botteghe, spesso davanti alle famiglie disperate dei proprietari. È un lavoro che non gli piace. Per fortuna, un compagno di studi, Milton Pickman, conosce l'ambiente teatrale e comincia a portarlo dietro le quinte di Broadway. E Irving, che fino a quel momento aveva potuto ammirare quel mondo soltanto dalla platea, si ritrova finalmente dall'altra parte del sipario.
Tra orchestre e nightclub
Negli anni Trenta Irving Lazar continua a fare l’avvocato, ma il teatro gli interessa molto più delle pratiche legali. A cambiare le cose è Milton Pickman, un compagno di studi entrato alla Music Corporation of America (MCA), agenzia di cantanti e orchestre. Attraverso di lui conosce il clarinettista Ted Lewis e sua moglie Adah, che gli affida gli affari legali della famiglia. In casa loro, Irving incontra Jack Benny, Sophie Tucker, Eddie Cantor, George Burns e Gracie Allen. Sono gli idoli che applaudiva da ragazzo; adesso può divertirli imitando i loro vecchi numeri.
È Adah a presentargli Henny Youngman, un comico ancora poco noto. Quando il produttore Ted Collins gli offre tredici settimane nel programma radiofonico di Kate Smith, Youngman si mette a frugare nelle tasche. Ne escono foglietti su foglietti: impegni presi per matrimoni, bar mitzvah e serate pagate dodici o venti dollari. Collins propone di risarcire gli organizzatori e liberarlo dagli impegni. Irving assiste alla trattativa e capisce di aver trovato il suo primo vero cliente.
Poco dopo accompagna Izzie Ellinson e Joe Quillan a Hollywood per incontrare Eddie Cantor. Il divo li riceve completamente nudo, mentre si fa massaggiare, e ascolta a malapena Lazar. Cantor non sembra impressionato quando scopre che Irving è il loro agente. Ma Irving ha già intuito che procurare un ingaggio può essere più redditizio che redigere un contratto: sui compensi dei due autori incassa il dieci per cento.
Tornato a New York, entra alla MCA. Gli affidano i nightclub della 52nd Street, dove dopo la fine del Proibizionismo i vecchi locali clandestini si sono riempiti di jazz. Irving quella musica la ama davvero: frequenta Harlem e conosce gli assoli dei musicisti. Visita i proprietari a mezzogiorno, fra sedie capovolte sui tavoli e i resti della notte prima. Preferisce le giornate di pioggia: con una serata probabilmente deserta davanti, i gestori sono più disposti ad ascoltarlo.
Qualche volta, però, il musicista giusto deve ancora inventarlo. L’impresario Monte Proser gli chiede un’orchestra hawaiana. Irving, senza esitare, propone Johnny Pineapple. Proser adora il nome e vuole scritturarlo. Peccato che Johnny Pineapple non esista. Lazar raggiunge allora il direttore di un complesso capace di suonare qualsiasi genere, lo ribattezza sul momento e gli procura un ingaggio pagato quasi il doppio. Il musicista accetta volentieri l’identità.
Nel 1938 contribuisce a portare Count Basie al Famous Door: sedici musicisti in un locale da appena settantacinque posti. Secondo il suo racconto, si fanno installare impianti di aria condizionata e si concorda l’ingresso anche per gli spettatori neri. È un successo, ma riscuotere i compensi è più difficile che riempire la sala. Diversi locali sono legati alla criminalità e Lazar scopre che certi disaccordi possono finire male. Impara anche quanto conti Walter Winchell: poche righe del giornalista su un musicista possono garantire il tutto esaurito.
Nel 1941, esasperato dai modi del superiore Billy Goodhart, lascia la MCA. È convinto che l’amico Sonny Werblin sia pronto ad aprire un’agenzia con lui, ma scopre troppo tardi che Sonny non intende licenziarsi. Passa alla William Morris Agency, dove litiga sullo stipendio. Poi arriva la guerra.
La guerra e Moss Hart
Il 28 marzo 1942, giorno del suo trentacinquesimo compleanno, Irving Lazar si arruola. L’uniforme che gli consegnano è così grande che il cappello gli scende sugli occhi. Corre da un costumista di Broadway e ne ordina una su misura: racconta che da allora tutti gli fanno il saluto. Per un uomo abituato agli alberghi, le camerate e le docce comuni sono uno shock.
Passato alle forze aeree, riceve un incarico congeniale: organizzare uno spettacolo di beneficenza per i militari. Il generale Henry «Hap» Arnold vuole uno spettacolo come This Is the Army di Irving Berlin. Lazar propone un cast sensazionale: James Stewart, Clark Gable, Henry Fonda. Non conosce nessuno dei tre, ma i superiori sono entusiasti. Ora serve un autore.
Una sera, all’Oak Room del Plaza Hotel (di cui vi ho parlato qui), riconosce Moss Hart, il commediografo che ammira da anni. Gli offre l’incarico. Hart gli chiede di richiamarlo, ma poi precisa che accetterà solo su invito personale di Arnold. Secondo il racconto di Lazar, Irving risolve il problema spedendogli un telegramma firmato con il nome del generale. Quando Hart viene ricevuto davvero da Arnold, accetta. Durante un viaggio a Hollywood, Moss lo porta perfino a casa di Barbara Stanwyck e Robert Taylor. Irving cerca di mostrarsi disinvolto, ma è al settimo cielo.
Hart non vuole una rivista musicale, come Lazar immaginava: vuole raccontare gli aviatori e le famiglie che li attendono. Irving raccoglie i finanziamenti, Hart scrive e dirige Winged Victory. Alla prima, il 20 novembre 1943, Lazar racconta di essersi commosso dietro le quinte.
Per il film, diretto da George Cukor, Lazar tratta con Darryl Zanuck della Fox e, racconta, rinuncia alla commissione. Hart gli presenta anche George S. Kaufman, Ira Gershwin e altri protagonisti dello spettacolo. L’amicizia con Hart apre così a Irving le porte di quel mondo che aveva ammirato da ragazzo, dai posti più economici della platea. Poco dopo sarà congedato per ragioni di salute.
Una piccola agenzia a Beverly Hills
Congedato dall'esercito, Irving Lazar non fa in tempo a disfare le valigie che riceve una telefonata da Samuel Goldwyn. Il produttore vuole offrirgli un contratto di cinque anni e un posto di responsabilità nel suo studio. L'occasione è straordinaria, ma Moss Hart lo mette in guardia: quei due, con i loro caratteri, finirebbero per litigare dopo una settimana. Meglio aprire un'agenzia propria. Moss si offre persino di prestargli il denaro.
Nel 1945 sceglie la MCA. Goldwyn va su tutte le furie e minaccia di fare causa a lui e a Jules Stein, fondatore dell'agenzia e medico oculista che aveva fatto fortuna procurando ingaggi alle orchestre. Non lo farà, ma continuerà a chiamare la vicenda «l'incidente».
A New York Lazar si occupa degli attori di Broadway che stanno ricevendo offerte dal cinema. Fra loro c'è un giovanissimo Marlon Brando, ancora sconosciuto, al quale procura dieci dollari d'aumento sui sessantacinque settimanali. Brando comincia a presentarsi nel suo ufficio insieme alla fidanzata Blossom Plumb. I due si siedono in silenzio agli angoli della stanza e restano per ore ad ascoltare Irving mentre contratta al telefono. Lui si convince che quel ragazzo stia studiando il suo modo di comportarsi.
Nella primavera del 1946 si trasferisce a Los Angeles, dove la MCA è diretta da Lew Wasserman. È un'organizzazione formidabile: abiti scuri e rapporti quotidiani obbligatori. Lazar detesta riferire ogni conversazione. E quando un attore pretende che gli faccia ridipingere di giallo il camerino verde, gli risponde che lui tratta contratti, non vernici. Wasserman non ama le sue risposte insolenti. Dopo un anno si separano.
Nell'autunno del 1947 apre finalmente la Irving Paul Lazar Agency. La sede, in un vicolo di Beverly Hills, ha una minuscola sala d'attesa per la segretaria Sue Foster e un ufficio di poco più di due metri per tre. Non sembra l'inizio di un impero. Irving, però, ha le idee chiare.
Non vuole gestire i capricci delle star. Preferisce scrittori, commediografi e compositori: autori che a Hollywood non hanno lo stesso prestigio degli attori, ma che possiedono qualcosa di cui gli studios hanno continuamente bisogno, le storie da trasformare in film. E Moss Hart gli affida i suoi affari cinematografici e lo presenta agli amici.
Attraverso Hart entra nella casa di Ira e Lee Gershwin, dove a cena può incontrare Judy Garland, George Cukor, John Huston e Humphrey Bogart con Lauren Bacall. Ira diventa suo cliente e gli affida anche gli interessi legati alle opere del fratello George. È la porta d'accesso a un mondo di compositori e parolieri. Lazar capisce che, per farsi strada a Hollywood, conta certamente saper contrattare, ma bisogna anche essere invitati al tavolo giusto. Comincia allora a organizzare cene eleganti, paga i conti senza battere ciglio e si rende indispensabile ai clientiwilde che arrivano da New York, trovando per loro alloggi, automobili e tutto ciò che serve.
Non tutti apprezzano i suoi metodi. Lazar cerca di proporre agli studios persino opere già rappresentate da altri agenti, convinto di poter ottenere condizioni migliori. Kay Brown (la sua storia pazzesca ve l'ho raccontata qui), che era stata anche una sua superiore alla MCA, non ha una buona opinione di lui: trova scorretto il fatto che lui vorrebbe incassare una commissione dal produttore anche quando un collega segue già l'autore. Irving non si sente affatto colpevole. Nella sua versione, è soltanto un modo di far concludere più affari. Per gli altri agenti, è un colpo basso difficile da perdonare.
I grandi produttori
Nel 1949 Irving Lazar viene convocato da Louis B. Mayer, il capo della Metro-Goldwyn-Mayer. Mayer lo accoglie con un consiglio: per avere successo a Hollywood bisogna calpestare i concorrenti, cavargli gli occhi, prenderli a calci. Quella visita gli procura anche il compito di trovare nuovi talenti per Arthur Freed, il produttore dei grandi musical della MGM.
Freed ha lavorato al film Il mago di Oz e ora cerca autori per i musical con Gene Kelly e Judy Garland. Irving conosce mezzo Broadway. Presto attraversa i corridoi della Metro salutando sceneggiatori, compositori e costumisti arrivati da New York. A un certo punto sono una ventina. Da ciascuno riceve la sua commissione; anche Freed, all'insaputa degli altri, gli versa un compenso.
Fra gli autori che Lazar porta alla Metro c’è anche Alan Jay Lerner. Arthur Freed gli chiede di pensare a una storia per Fred Astaire e, dopo appena due settimane, Lerner ha già un soggetto: Royal Wedding (Sua altezza si sposa), che arriverà al cinema nel 1951.
Louis B. Mayer, intanto, ha un sistema tutto suo per giudicare i copioni. Se li fa recitare da Lillian Burns, una minuta insegnante di recitazione che, davanti alla sua scrivania, interpreta tutti i personaggi, dai bambini ai vecchi, piangendo o ridendo secondo le necessità. Quando il produttore cerca una storia nuova, Irving gli propone William Saroyan, scrittore celebre ma perennemente al verde. Saroyan entra nell’ufficio di Mayer e comincia a raccontare. La vicenda è così commovente che il produttore si mette a piangere. Irving sa benissimo che il suo cliente sta inventando tutto sul momento, ma si guarda bene dall’interromperlo. Mayer vuole comprare la storia: 150.000 dollari.
Saroyan, però, non vuole essere pagato a rate. Pretende l’intera somma subito, in contanti: ha debiti con i bookmaker e deve saldarli. Mayer fa arrivare dalla banca mazzette di banconote da cento dollari e, nel parcheggio degli studios, scrittore e agente si mettono a contarle sul cofano di un’automobile. Ogni diecimila dollari, Irving ne mette da parte mille per la propria commissione. Il giorno dopo Saroyan torna nel suo ufficio a chiedergli un prestito di mille dollari. Non ha più nemmeno i soldi per tornare a casa.
Jack Warner, invece, pretende che i suoi sceneggiatori rimangano in studio anche durante il pranzo, per non perdere tempo. Goldwyn, vedendo Harry Kurnitz passeggiare con Lazar, lo rimprovera: dovrebbe pensare al copione, non al suo agente.
Poi il clima cambia. Mayer perde la guida della MGM nel 1951 e le accuse di simpatie comuniste cominciano a pesare sui contratti. Quando cerca di acquistare The Shrike, il dramma teatrale con José Ferrer, Hedda Hopper attacca l'attore sulla stampa, accusandolo di simpatie comuniste. Mayer si tira indietro, ma Lazar ottiene che paghi comunque. E nel 1953 Peter Viertel deve rispondere perfino delle idee politiche della madre e della moglie prima di poter lavorare.
Le serate di Irving Lazar si svolgono ormai nelle case dei divi. Da Ira e Lee Gershwin, a Beverly Hills, gli amici entrano senza invito, se trovano la luce accesa. Ira dissemina cenere di sigaro dappertutto, perfino nella zuppa; Lee mantiene comunque la casa impeccabile. È lì che Irving conosce meglio Humphrey Bogart e Lauren Bacall, detta Betty.
Nel 1950, dopo anni passati negli alberghi, Irving prende un appartamento su Wilshire Boulevard, in un complesso appartenente a Gladys Belzer, madre di Loretta Young. Versa subito seimila dollari, un anno d'affitto in contanti, pur di non ricevere più fatture. Fra i vicini ci sono Billy Wilder e Joan Harrison, collaboratrice di Hitchcock.
Qualche anno dopo arriva Frank Sinatra, separatosi da Ava Gardner. Irving lo conosce dai tempi delle orchestre: Harry James gli aveva chiesto di ascoltare un ragazzo magrissimo che cantava in un locale del New Jersey. Ora sono amici e vicini di casa. Sinatra conosce la mania di Lazar per l'ordine e, quando Irving parte per New York, fa murare il suo armadio e trasferire i mobili della camera in cucina. Al ritorno, Swifty sa chi ringraziare.
In casa di Bill Goetz e della moglie Edie, figlia di Louis B. Mayer, un Toulouse-Lautrec scompare nel soffitto per lasciare spazio al proiettore; altre volte sono gli ospiti a esibirsi. Una sera Judy Garland canta Swanee e Melancholy Baby tanto bene che Richard Rodgers piange. Cole Porter se ne va alle due, ma torna un’ora dopo: andare a dormire gli è sembrata una sciocchezza. Betty Bacall è arrivata in un vestito bianco immacolato, ma a notte fonda ha perso un braccialetto e al posto delle scarpe porta cerotti ai piedi. Irving riesce a riportarla a casa soltanto alle quattro.
Fra tutti, Bogart è quello con cui Irving si diverte di più. Dietro il duro dei film c'è un uomo che adora provocare gli amici. È lui a inventare il soprannome «Swifty». A pranzo gli domanda quanti ingaggi potrebbe procurargli in ventiquattr'ore. Irving risponde: tre. Bogart ride, ma il giorno dopo ha tre offerte. La cosa più buffa è che non è nemmeno un suo cliente: il suo agente è Sam Jaffe. Quando Bogie litiga con Jaffe e decide di affidarsi a Lazar, prova a telefonargli senza riuscire a trovarlo. Irving è fuori città e ignora tutto. Al ritorno scopre un'intera pagina dell'«Hollywood Reporter» acquistata dall'attore: «Caro Swifty, sei licenziato. Bogie».
Quando Cary Grant rinuncia a Sabrina (1954), Irving propone Bogart a Billy Wilder. Ma sul set l'attore si trova male e non smette di rimproverare all'amico di averlo convinto ad accettare. Una sera, a cena, Lazar perde la pazienza e gli risponde per le rime. Bogie sbatte il bicchiere di whisky sul tavolo e lo frantuma, ferendosi una mano. Irving esce di soppiatto mentre il maggiordomo lo fascia, ma Bogart lo raggiunge in strada, sale sulla sua automobile e gli chiede di tornare dentro. La lite è già finita.
Durante un soggiorno a Parigi, Betty chiama Irving nel cuore della notte: il marito è uscito dal Ritz e non si trova più. Lazar lo rintraccia al Lido, nei camerini delle Bluebell Girls. Bogart, con un whisky in una mano e un enorme piumino nell'altra, aiuta le ballerine quasi nude a cospargersi di talco prima di entrare in scena. Occorrono due gendarmi per convincerlo ad andarsene. Poi Bogart beve champagne con un gruppo di donne e presenta Irving come il loro generoso ospite. Il mattino dopo al Ritz arriva un conto di 1.500 dollari. Bogie protesta: era convinto che avrebbe pagato Swifty.
Quando Bogart si ammala, gli scherzi finiscono. Il tumore lo indebolisce e Irving, terrorizzato dagli ospedali e dalla morte, dirada le visite. Betty gli riferisce che Bogie ha notato la sua assenza. Da quel momento torna ogni giorno. Negli ultimi tempi l'attore non riesce più a scendere le scale: si rannicchia nel montacarichi di casa per raggiungere il salotto e ricevere gli amici. Continua a conversare senza parlare della malattia. Humphrey Bogart muore il 14 gennaio 1957.
I contratti milionari
Dopo la morte di Bogart, Irving continua a frequentare Lauren Bacall. Ma il lavoro lo reclama subito. Alla fine del 1957 Jack Warner gli chiede notizie dei prossimi libri da trasformare in film. Irving gli parla di Ice Palace, il nuovo romanzo di Edna Ferber, l'autrice di Il gigante. Warner, reduce dal successo del film Il gigante, vuole conoscere la trama. Peccato che il libro non sia finito e Lazar ne sappia pochissimo. Mette insieme quel che ricorda, aggiunge qualche colpo di scena di sua invenzione e ottiene un'offerta di 350.000 dollari.
Quando il romanzo arriva in libreria, Warner lo fa leggere allo sceneggiatore e produttore Delmer Daves. Daves lo legge e si presenta dal produttore con una notizia sconcertante: la storia è diversa da quella che gli è stata venduta. Warner convoca Lazar. Irving cerca di ricostruire la sinossi, ma non ricorda più che cosa abbia inventato. Lo studio dovrà arrangiarsi. Il film, diretto da Vincent Sherman, uscirà nel 1960 con il titolo italiano Lo zar dell'Alaska.
Intanto Betty Bacall si è avvicinata a Frank Sinatra. Nel 1958 Frank le annuncia che vuole sposarla. Poi parte per esibirsi a Miami, mentre Irving accompagna Betty a una festa di Zsa Zsa Gabor. Fra gli invitati c'è Louella Parsons, la potentissima giornalista di gossip. Quando chiede alla Bacall che cosa stia succedendo con Sinatra, Betty la rimanda a Lazar. Irving non immagina che il fidanzamento debba restare segreto e le racconta tutto.
La notizia arriva sui giornali prima che Sinatra abbia avvertito i figli. All'uscita dal ristorante Romanoff's, Betty vede i titoli e capisce subito che Frank sarà furioso. Lo è. Sinatra non sopporta di essere stato messo in imbarazzo e rompe il fidanzamento. Bacall non perdona facilmente l'amico; lui, però, è convinto di averle evitato un matrimonio disastroso. Con Sinatra alternerà grandi serate e lunghi silenzi: Frank lo ignora per mesi, poi chiama come se niente fosse.
Negli stessi anni Irving deve affrontare Samuel Goldwyn per un romanzo di Max Shulman, Rally 'Round the Flag, Boys!. Goldwyn si entusiasma e accetta di comprarlo per 300.000 dollari, più il compenso per la sceneggiatura. Due giorni dopo telefona la moglie Frances: il denaro è il suo e non lo spenderà per una storia che non funzionerà in Europa. Goldwyn non la contraddice. Irving, furibondo, vende il progetto alla Fox e comincia a rifiutare ogni invito dei Goldwyn.
Samuel cerca per settimane di fare pace. Alla fine fa intervenire un amico comune, che convince Lazar a tornare nel suo ufficio. Lungo la strada Irving si è fermato davanti alla vetrina di una concessionaria: ha adocchiato una Rolls-Royce Silver Cloud da 16.000 dollari. Quando Goldwyn gli domanda come farsi perdonare, la risposta è pronta. «Ho appena visto una Rolls-Royce». «È tua». Il produttore chiama il direttore generale e lo manda a comprarla con Irving. La macchina passa parecchio tempo dal meccanico, ma a Hollywood fa un figurone. Nessuno sospetta che non l'abbia pagata.
Il 1958 è anche l'anno di Gigi, il musical della MGM tratto da Colette. Per prepararlo, Irving è volato a Parigi a negoziare con il vedovo della scrittrice, Maurice Goudeket, che ha ceduto i diritti per 125.000 dollari. L'accordo, però, non basta: c'è anche un impresario con diritti teatrali da liquidare, e la MGM deve pagare altri 87.000 dollari. Il film di Vincente Minnelli riunisce Leslie Caron e Maurice Chevalier, le canzoni di Lerner e Loewe e i costumi di Cecil Beaton. Gli ultimi tre sono clienti di Lazar.
Alla prima proiezione di prova il pubblico applaude, ma gli autori vedono difetti ovunque. La Metro non vuole pagare per nuove riprese. Lerner e Loewe, esasperati, si offrono addirittura di comprare l'intero film per tre milioni di dollari. Chiusi nella toilette con Irving, ammettono di non sapere dove trovare i soldi. La sparata, però, impressiona i dirigenti, che autorizzano le modifiche. Nel 1959 Gigi conquista nove Oscar.
Alla fine degli anni Cinquanta gli assegni diventano ancora più impressionanti. Alla prima di The Sound of Music a Broadway, nel novembre 1959, Irving siede accanto a Spyros Skouras, presidente della Twentieth Century-Fox, e lo vede asciugarsi le lacrime durante le canzoni. Poco dopo la Warner offre un milione di dollari per i diritti cinematografici. È una cifra enorme, ma Lazar convince gli autori Howard Lindsay e Russel Crouse ad aspettare il suo ritorno dall'Europa. Appena rientrato telefona a Skouras: la Fox è disposta a pagare un milione e 250.000 dollari, oltre a una partecipazione agli incassi. Nel 1960 il contratto è concluso.
Nonostante tutto quel denaro, il consiglio d'amministrazione della Fox considera il film troppo rischioso e lo lascia fermo. Solo più tardi, quando Jack Warner tenta di acquistare il progetto dalla concorrente, la Fox si decide a produrlo. Arriverà nei cinema nel 1965, in Italia come Tutti insieme appassionatamente, e continuerà a fruttare denaro per decenni.
Nel 1961 Warner sborsa un'altra somma milionaria per Camelot, il musical di Alan Jay Lerner e Frederick Loewe che ha conquistato Broadway. Nel 1962 paga alla CBS 5,5 milioni per i diritti di My Fair Lady. Vuole un film memorabile, ma sulla scelta del regista si impunta. Il suo favorito è Vincente Minnelli, che chiede un compenso troppo alto. È allora che Warner telefona a Lazar per sapere quanto vuole George Cukor. Irving accetta al volo l'offerta di 200.000 dollari, più di quanto Cukor abbia mai guadagnato per un film. Il regista lo ringrazia con entusiasmo.
Lazar, intanto, non tratta più soltanto per i propri clienti. Gli studios lo cercano anche quando un autore ha già un altro agente, e alcuni gli versano un compenso annuale. I colleghi protestano per il conflitto d’interessi. Quando un produttore gli domanda chi rappresenti in una trattativa, Irving ha la risposta pronta: «Lei».
Mary, gli Oscar e Preminger
Un anno prima, nel dicembre 1961, Moss Hart muore d'infarto a Palm Springs. Irving noleggia un aereo per raggiungere la vedova Kitty e organizza il funerale. Si sentivano quasi ogni giorno da vent'anni.
Alla fine del 1962 Irving ha cinquantacinque anni e nessuna intenzione di sposarsi. In volo per Parigi incontra quattro modelle dirette a un servizio per «Vogue». Mary Van Nuys ha trentun anni, capelli scuri, un abito marrone e una passione per i libri. Irving decide che la sposerà. Al quinto appuntamento, al Le Pavillon, Irving annuncia che sta per prendere moglie. Mary gli chiede se conosce la fortunata. «Dovresti. Sei tu». Lei preferisce aspettare. Dopo un Natale a Klosters fra Irwin Shaw e Gene Kelly, nel gennaio 1963 si sposano a Las Vegas, al Sands, con Ira e Lee Gershwin come testimoni.
Mary sa fare una cosa che Irving detesta: leggere i manoscritti. Li studia, ne parla con gli autori e diventa preziosa per l'agenzia. Organizza cene, ma soprattutto non permette agli amici di trattare Irving come una macchietta. Lo chiamano tutti Swifty; per lei è Irving.
A Hong Kong Irving riceve un telegramma dall'avvocato di George Cukor, che ha appena fatto ingaggiare per My Fair Lady: il regista lo licenzia. Durante il viaggio di Lazar, un'altra offerta è arrivata all'agenzia e Cukor se l'è presa con lui. Mesi dopo, a una festa, tenta di salutarlo come se nulla fosse. Mary lo ignora insieme al marito. Il regista dovrà scusarsi.
Nel novembre 1963 Mary irrompe in bagno: hanno sparato a Kennedy. Irving deve incontrare il commediografo Neil Simon alla Paramount, ma tutto si ferma. Tre giorni dopo Simon racconta in cinque frasi la storia di due divorziati costretti a convivere. È La strana coppia, ancora da scrivere. Alla Paramount basta per offrirgli un contratto da capogiro.
Il 13 aprile 1964 Irving e Mary organizzano una cena per gli Oscar al Bistro di Beverly Hills. Una quarantina di invitati, fra cui James Stewart, Gregory Peck e Billy Wilder, mangiano stufato e guardano la cerimonia su due televisori. Dopo la premiazione arrivano altri amici e qualche vincitore: Irving ordina panini da una gastronomia vicina. Sarà presto l’invito più ambito di Hollywood.
Il 7 gennaio 1966 i Lazar sono al «21» di New York quando incontrano Otto Preminger. Il regista è furioso perché Truman Capote ha venduto i diritti di A sangue freddo a Richard Brooks, lasciando fuori lui e Sinatra. Davanti al giornalista Louis Sobol, Preminger dà del bugiardo a Irving e minaccia di chiamare Frank perché lo picchi. Lazar cerca di andarsene, ma Otto rivolge a Mary un insulto pesantissimo. Lei gli dà uno schiaffo. Preminger si alza verso di lei e Irving lo colpisce con un bicchiere.
Al regista servono una cinquantina di punti di sutura; a Lazar otto, per un taglio alla mano. Il giorno dopo Irving viene arrestato. I giornali si divertono: è la prima volta che un produttore esce sanguinante da una sua trattativa. Mary, invece, non trova nulla da ridere.
Gli ultimi affari
Negli anni Settanta Hollywood non è più quella di Mayer e Goldwyn. I dirigenti cambiano in fretta, gli attori comandano. Irving punta su New York e sulle autobiografie: dopo Lauren Bacall, tratta per Kirk Douglas e Michael Caine, due divi che non avevano pensato di scrivere un libro.
Nel 1972, in Svizzera, Noël Coward intrattiene Irving e Mary con storie su Judy Garland e la duchessa di Windsor. Lazar gli procura un'offerta di 150.000 dollari per raccoglierle in un volume. Coward, già malato, rifiuta: non vuole un anticipo per un libro che forse non scriverà.
Nel 1974 arriva un cliente inatteso: Richard Nixon, appena dimessosi per il Watergate. Nel 1975 Irving ottiene due milioni di dollari per le memorie e, nel 1977, tratta le interviste con David Frost. Al termine delle registrazioni, Frost consegna direttamente all'ex presidente un assegno da 600.000 dollari. Lazar scatta in piedi: «Signor presidente, quello spetta a me!». Nixon è perplesso. L'agente deve incassare, trattenere la commissione e versare il resto.
Non tutti gli affari riescono altrettanto bene. La miniserie Rich Man, Poor Man, tratta dal romanzo di Irwin Shaw, è un successo nel 1976. Ma Lazar ha trascurato una clausola sui compensi per repliche e seguiti. Shaw non glielo perdona e nel 1983 cambia agente.
Con Larry McMurtry, invece, Irving tenta il colpo grosso. Per Lonesome Dove chiede all'editore Michael Korda mezzo milione di dollari. Korda non va oltre 250.000 e gli altri editori offrono altrettanto. Lazar torna da lui e accetta. Il romanzo vince il Pulitzer; nel giro di pochi anni gli anticipi di McMurtry arrivano a due milioni a libro.
Nel 1987 John Huston, gravemente malato, insiste per andare a trovare i Lazar. Quando l'automobile arriva, è troppo debole per scendere. Ha però sulle ginocchia una bottiglia di Château d'Yquem da regalare a Irving.
Nel gennaio 1993 Mary muore di cancro. Irving si rimprovera di non averle detto addio. A marzo insiste per tenere la festa degli Oscar da Spago: entra in smoking, appoggiato a un bastone, e passa da un tavolo all'altro a salutare gli invitati. Ma senza Mary non è più la stessa festa. Nei mesi successivi Irving non riesce più a viaggiare. Irving Lazar muore il 30 dicembre 1993, a ottantasei anni.
Al funerale, a Westwood, arrivano Frank Sinatra, Gene Kelly, Jack Lemmon e Kirk Douglas. Ma i posti d’onore, nelle prime file, sono riservati ai domestici e agli assistenti. Da ragazzo, Irving osservava dalla galleria di Broadway gli spettatori eleganti in platea. Aveva poi passato la vita a cercare un posto nel loro mondo, finendo per conoscerli quasi tutti e per litigare con parecchi. Quel giorno, però, i posti migliori non sono per le star.
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- lunedì, novembre 02, 2026
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