🎧 Vuoi ascoltare l’articolo?
📱 iPhone / Safari: tocca il simbolo a sinistra dell’indirizzo nella barra del browser e scegli “Ascolta la pagina”.
📱 Android / Chrome: tocca i tre puntini ⋮ in alto a destra e scegli “Ascolta questa pagina”
Era uno di quei titoli che stazionavano da tempo nella mia lista dei film da vedere. Un giorno, facendo zapping su un canale regionale, mi sono imbattuta in una scena surreale: alcune vecchiette prendevano il tè in un salotto, mentre intorno a loro un gruppo di uomini cercava con scarso successo di nascondere una certa preoccupazione. Ho riconosciuto subito Alec Guinness e Peter Sellers. Il tempo di capire quale fosse il titolo e ho sentito parlare della refurtiva di una rapina.
Chiaramente non mi sono messa a guardare il film da metà: mi sono attivata subito per recuperarlo. Quando finalmente l’ho visto dall’inizio, quell’humour inglese un po’ dark, lo stesso che amo tanto in Hitchcock, mi ha catturata fino all’ultima scena. Ci sono momenti che mi hanno strappato grosse risate e il finale è uno di quelli che mi fanno venire voglia di applaudire per l’originalità.
Se ancora non lo avete visto, vi basti sapere che la vedova Louisa Wilberforce affitta una stanza a un sedicente musicista. Lui e i suoi compagni stanno preparando una rapina e contano molto sulla discrezione della padrona di casa. Quanto sia prudente coinvolgere proprio lei nel piano, sia pure a sua insaputa, lo scoprirete guardando il film.
Dietro The Ladykillers, diretto nel 1955 da Alexander Mackendrick, ci sono anche un Alec Guinness inizialmente poco convinto del copione e un Peter Sellers che teme di restare senza lavoro. Prima di arrivare sul set, però, dobbiamo passare dagli studi in cui il progetto prende forma.
Il titolo originale è The Ladykillers ed è un film del 1955 diretto da Alexander Mackendrick con protagonisti Katie Johnson, Alec Guinness, Cecil Parker, Herbert Lom, Peter Sellers e Danny Green.
La trama in breve: Louisa Wilberforce, un’anziana vedova che vive sola con i suoi pappagalli, affitta una stanza al professor Marcus. Lui sostiene di essere un musicista e porta con sé gli altri quattro componenti del suo quintetto. In realtà stanno preparando una rapina e hanno scelto proprio la casa della signora come base. Il colpo sembra studiato nei minimi dettagli, ma nessuno di loro ha previsto quanto possa essere difficile ingannare la padrona di casa.
![]() |
| Alcune scene del film |
![]() |
| Foto promozionali |
Nel 1955 il cinema britannico attraversa uno dei periodi più delicati del dopoguerra. Le sale sono ancora una delle forme d’intrattenimento più popolari del paese, ma gli ingressi hanno già cominciato a diminuire: dal miliardo e 365 milioni registrato nel 1951 sono scesi a circa 500 milioni alla fine del decennio. La televisione non è l’unica responsabile della crisi, ma sta cambiando le abitudini del pubblico proprio mentre produrre film diventa sempre più costoso.
Fino a quel momento la BBC ha avuto il monopolio delle trasmissioni televisive britanniche. Nel settembre del 1955 comincia però a trasmettere ITV, la prima rete commerciale del paese. Per chi rimane a casa significa avere finalmente una scelta; per gli studi cinematografici è un altro concorrente con cui fare i conti. E proprio la BBC, come vedremo tra poco, sta per entrare nella storia della Ealing in maniera molto più concreta.
Gli Ealing Studios prendono il nome dal quartiere nella zona occidentale di Londra in cui hanno sede.
Dal 1938 sono guidati da Michael Balcon e hanno dimensioni modeste rispetto ai grandi stabilimenti americani. Molti collaboratori lavorano insieme da anni e nel dopoguerra quella piccola squadra ha trovato la propria voce soprattutto attraverso le commedie.
Fino ad allora il cinema comico britannico aveva puntato spesso su attori già popolari in teatro e nel music-hall, costruendo i film intorno alle loro personalità e ai numeri che il pubblico si aspettava da loro. Alla Ealing si parte invece da una buona storia, quasi sempre pensata direttamente per lo schermo, e la si fa muovere dentro luoghi riconoscibili. Il paese è stanco delle restrizioni e della disciplina imposta dalla guerra; Balcon sente circolare nell’aria una lieve voglia di anarchia. Le sue commedie permettono agli spettatori di assecondarla senza correre rischi: dichiarare indipendente un quartiere di Londra, svaligiare una banca, liberarsi di parenti insopportabili.
Dietro quella libertà creativa, i conti sono diventati sempre più pesanti. La Ealing ha poco capitale e per anni ha potuto contare su Stephen Courtauld, che ha garantito i prestiti ottenuti dalla National Provincial Bank. Nel 1952 Courtauld, ormai ultrasettantenne, si trasferisce con la moglie in Rhodesia per ragioni di salute. Balcon e il suo socio Reg Baker, che hanno impegnato anche parte delle proprie risorse, si ritrovano esposti in prima persona. L’indebitamento bancario ha sfiorato il milione di sterline e lo studio deve chiedere un consistente prestito alla National Film Finance Corporation, l’ente pubblico che sostiene la produzione britannica, offrendo come garanzia gli edifici, le attrezzature e il proprio catalogo di film.
È proprio in questa fase che La signora omicidi entra in lavorazione. La Ealing opera ancora nella vecchia sede di Ealing Green e il film viene realizzato dalla squadra che ha accompagnato gli anni più fortunati dello studio. Intorno, però, le voci sulla vendita si fanno sempre più insistenti. Il costumista Anthony Mendleson ricorderà che bastava vedere qualcuno ridipingere il cancello perché il personale si riunisse negli angoli a domandarsi che cosa stesse succedendo.
La risposta arriva nell’ottobre del 1955. I dipendenti vengono convocati nella sala di proiezione e informati che gli edifici sono stati venduti alla BBC, con la consegna degli studi fissata all’inizio del nuovo anno. Il ricavato permette di estinguere il prestito principale ottenuto dalla National Film Finance Corporation. La televisione, che sta sottraendo pubblico alle sale, si prepara così a entrare fisicamente nella vecchia sede della Ealing.
Prima di lasciare la vecchia sede, però, lo sceneggiatore William Rose ha consegnato allo studio una storia che sembra fatta apposta per il suo modo di raccontare la commedia.
La storia dietro la storia
Nel cuore di una notte William Rose si sveglia con un film quasi intero nella testa. Chiama subito la moglie Tania e comincia a raccontarglielo, prima che il sogno possa svanire. Ci sono già un’anziana padrona di casa, cinque criminali, una rapina e gli strumenti musicali scelti come copertura. C’è soprattutto il problema che farà impazzire la banda: nessuno di quegli uomini riesce a liberarsi della vecchietta.
Per capire come Rose sia arrivato fino a quella notte bisogna tornare indietro di qualche anno. È nato nel Missouri e, prima che gli Stati Uniti entrino nella Seconda guerra mondiale, ha attraversato il confine con il Canada per arruolarsi. Arrivato in Inghilterra, ha conosciuto Tania Price e l’ha sposata nel 1943. Dopo la guerra è rimasto nel paese della moglie e ha cercato a lungo di farsi strada come sceneggiatore, arrivando per un periodo a pensare di rinunciare.
Quando entra nell’orbita della Ealing, le cose cominciano finalmente a muoversi. Nel giro di tre anni firma The Maggie, Touch and Go, The Ladykillers e Man in the Sky. Fuori dagli studi ha scritto anche Genevieve, diretto da Henry Cornelius, che gli ha procurato la prima candidatura all’Oscar. Il successo, però, non gli ha evitato una fase di stanchezza profonda. Rose lavora a un ritmo tale da convincersi di avere esaurito le idee. Ed è proprio allora che arriva il sogno.
Rose racconta il sogno al regista Alexander Mackendrick, per tutti Sandy, che ne rimane immediatamente conquistato. La storia sembra già possedere la forma chiusa e un po’ irreale di una favola: una casa in fondo a una strada senza uscita, una vecchietta che vive seguendo regole appartenenti a un altro tempo e cinque uomini convinti di poter controllare ogni cosa. Mackendrick capisce che quel mondo può funzionare sullo schermo.
Da quel momento Rose lavora ogni giorno insieme a Mackendrick e al produttore associato Seth Holt. Racconta le scene ad alta voce, improvvisa passaggi e ascolta le loro domande; i due diventano il primo pubblico davanti al quale può misurare il funzionamento della storia. La paternità del copione rimane interamente sua e i titoli del film gli attribuiscono da solo soggetto e sceneggiatura.
Dal progetto allo schermo
E ora qualche parola sul regista. Alexander Mackendrick nasce a Boston nel 1912 da genitori scozzesi e cresce a Glasgow dopo la morte del padre. Studia alla Glasgow School of Art, poi si trasferisce a Londra e lavora nella pubblicità. Il disegno continuerà a far parte del suo lavoro di regista.
Durante la guerra partecipa alla realizzazione di film informativi e di propaganda, anche in Italia. Alla Ealing entra come sceneggiatore e progettista visivo. Prima di girare, disegna la composizione delle scene e stabilisce sulla carta quanto spazio debbano occupare i personaggi e dove collocare la macchina da presa. Nel 1949 debutta nella regia con Whisky Galore!; seguono The Man in the White Suit, Mandy e The Maggie.
Il modo in cui Mackendrick prepara le scene si vede ancora nella sua copia della sceneggiatura, oggi conservata al British Film Institute. I margini sono pieni di piccoli storyboard: mentre legge i dialoghi, il regista disegna già la posizione degli attori e le inquadrature che vuole ottenere. Anni dopo quella stessa copia è stata mostrata alla regina Elisabetta II durante una visita agli archivi del BFI.
Con La signora omicidi dirige per la prima volta a colori e si allontana dalla tradizione semidocumentaria dello studio. Vuole conservare il carattere fantastico della storia di Rose e lo rende subito visibile nell’aspetto dei personaggi, a cominciare dal professore di Guinness, con quei denti sporgenti e il sorriso che dovrebbe rassicurare la sua futura padrona di casa.
La rapina si svolge quasi senza dialogo: seguiamo i percorsi dei complici, gli orari e i segnali. Tornati in casa, i cinque uomini hanno molte più difficoltà. Le commedie Ealing mettono spesso un personaggio davanti a un problema apparentemente insolubile; qui il colpo riesce, poi la banda si arena davanti a una vedova che continua a comportarsi secondo le buone maniere.
Michael Balcon lo convoca nel proprio ufficio e gli comunica di avere promesso per suo conto che in questo film volta non ci sarà satira. Mackendrick aveva già messo in allarme lo studio con The Man in the White Suit, storia di un tessuto indistruttibile che minaccia insieme industriali e operai.
La promessa è probabilmente destinata a John Davis, direttore generale della Rank Organisation, il gruppo che distribuisce i film Ealing. Davis considera il copione decisamente satirico; teme soprattutto il ritratto di Scotland Yard, cioè della polizia metropolitana di Londra, e vorrebbe un finale diverso. Balcon gli ricorda i buoni rapporti costruiti con la polizia ai tempi di The Blue Lamp, prodotto dalla Ealing nel 1950. Il finale rimane quello previsto.
Il cast perfetto
Katie Johnson arriva al ruolo di Mrs Wilberforce dopo decenni di teatro e molte piccole parti al cinema.
Nasce nel Sussex nel 1878 con il nome di Bessie Kate Johnson e sale sul palcoscenico già negli anni Novanta dell’Ottocento. Lavora in teatro per decenni, passa anche da Broadway e arriva al cinema dopo i cinquant’anni, quasi sempre come domestica, pensionante o anziana signora di passaggio. Nel 1955 compare anche in John and Julie e nel serial televisivo The Quatermass Experiment.
Questa volta il film le affida la parte centrale. Guardate con quanta serietà ascolta le spiegazioni dei suoi pensionanti: Johnson non ammicca al pubblico, neppure quando loro dicono qualcosa di assurdo. Mrs Wilberforce li prende sul serio e si aspetta altrettanta correttezza. Katie Johnson ha settantasei anni durante la lavorazione e accoglie la promozione a protagonista con una calma che spiazza Balcon: sullo stesso set, osserva il produttore, gli attori più affermati hanno continuamente bisogno di essere rassicurati. Per questa interpretazione riceverà il premio come migliore attrice britannica della British Film Academy, antenata dell’odierna BAFTA. Dopo La signora omicidi gira ancora How to Murder a Rich Uncle, uscito dopo la sua morte nel 1957.
Per il professor Marcus viene scelto Alec Guinness.
Formatosi in teatro, è già il volto più noto delle commedie Ealing: in Kind Hearts and Coronets interpreta otto membri della famiglia D’Ascoyne, poi arrivano The Lavender Hill Mob e The Man in the White Suit.
Il copione di The Ladykillers, però, non lo convince tantissimo: sostiene di essere troppo vecchio per Marcus e propone di affidare la parte a qualcun altro. Balcon ormai lo conosce: sa che anche dopo un successo, l’attore dubita spesso della scelta successiva e lo convoca in camerino per discuterne.
Vedendolo perfettamente calato nei panni di Marcus è strano pensare a quella sua prima reazione.
Il professor Marcus era stato immaginato da William Rose per Alastair Sim, che non può accettare la parte perchè impegnato ad un altro film. L’attore scozzese aveva già mostrato quanto sapesse rendere comica una figura sinistra, soprattutto nello Scrooge del 1951. Quando Guinness legge il copione, la sua prima reazione è chiedere ai produttori se il ruolo non sia in realtà destinato a Sim. Finisce poi per accettarlo e conserva qualcosa del collega nel modo di muoversi e di atteggiare il viso. La parrucca, il pallore e i denti sporgenti completano una somiglianza che sullo schermo diventa difficile ignorare. L'imitazione è riuscita così bene che, ancora oggi, molti spettatori scambiano erroneamente Guinness per Sim quando guardano il film.
Peter Sellers interpreta il più giovane della banda, Harry Robinson.
Nasce nel 1925 in una famiglia di artisti di varietà e cresce dietro le quinte, fra tournée, strumenti musicali e imitazioni. Dopo la guerra lavora alla radio e trova il successo con il programma comico della BBC The Goon Show, dove passa da una voce all’altra con una libertà che il pubblico britannico riconosce immediatamente. Al cinema ha doppiato personaggi e affrontato piccoli ruoli in film come Orders Are Orders e John and Julie. La signora omicidi rappresenta il primo incarico davvero importante ed arriva in un momento cruciale. Proprio in quei giorni Sellers si era presentato nell’ufficio di quattro amici: Ray Galton, Alan Simpson, Spike Milligan ed Eric Sykes. Era rimasto indietro con l’affitto e gli servivano 400 sterline, altrimenti rischiava di perdere l’appartamento. Ognuno gliene ha prestate cento, convinti che quei soldi non li avrebbero mai più rivisti. Tre settimane dopo Sellers è tornato da loro con un vestito nuovo restituendo la somma fino all'ultima banconota: ha appena ottenuto la parte in La signora omicidi.
Accanto a Guinness, Sellers è tutt’altro che sicuro di sé. Cerca continuamente la conferma di Balcon e dell’assistente alla regia Tom Pevsner: vuole sapere se stia andando bene, se siano soddisfatti del suo lavoro. Sellers presta anche la voce ai pappagalli di Mrs Wilberforce.
Cecil Parker interpreta il maggiore Courtney.
Lavora in teatro dal 1922 e con Mackendrick e Guinness aveva già girato The Man in the White Suit. La voce profonda e le maniere distinte gli sono utili anche qui: il maggiore cerca di conservare il contegno di un ufficiale persino davanti a una valigia piena di banconote.
Herbert Lom, scelto per Louis, porta nel gruppo l'ombra più minacciosa.
Nato a Praga nel 1917, arriva in Gran Bretagna nel 1939 e durante la guerra lavora per il servizio europeo della BBC. Il volto severo e l’accento dell’Europa centrale lo indirizzano spesso verso stranieri ambigui e criminali, come in Night and the City.
Mackendrick gli chiede di scherzare proprio con quel tipo di personaggio. Louis è il malvivente continentale che, in un altro film, potrebbe essere davvero il capo della banda. Qui deve dividere la stanza con un maggiore fasullo, un giovanotto ansioso e gigante Carezza, che ha bisogno di vedersi ripetere gli ordini.
Durante le riprese Lom recita ogni sera il re del Siam nella produzione londinese di The King and I. Quel lavoro teatrale comporta anche un piccolo problema per il film, di cui vi parlerò nei costumi. Per chi lo conosce soprattutto come l’ispettore Dreyfus della Pantera Rosa, è l’occasione di vederlo accanto a Sellers parecchi anni prima di quella serie. Ma è anche stato il milionario Shahbandar in Grande furto al Seminaris con Michael Caine e Shirley MacLaine.
Danny Green completa la banda nel ruolo di Carezza Lawson.
Nato a Londra nel 1903, lavora tra palcoscenico e cinema e il fisico massiccio gli procura spesso parti da guardaspalle o gangster. Carezza è invece molto più docile di quanto suggerisca l’aspetto.
Nel 1955 Green appare anche in A Kid for Two Farthings, diretto da Carol Reed.
Ciak si gira
Le riprese alternano gli interni costruiti a Ealing con un lavoro in esterni molto più ampio di quanto suggerisca l’apparente unità del luogo. Il set conserva il metodo della Ealing: reparti abituati a conoscersi, orari relativamente regolari, un controllo rigoroso delle spese.
Gli interni della casa vengono ricostruiti negli studi. Le fotografie di lavorazione ci permettono di vedere oltre la parete del salotto: alle spalle dei mobili, della carta da parati e dei soprammobili tanto ordinati si affollano cinepresa, tecnici e riflettori. In altre immagini Guinness e Lom giocano a carte fra una ripresa e l’altra, mentre Benny Hill, in visita, osserva da vicino la cicatrice applicata sulla guancia di Sellers. Sul cartello del suo provino trucco il futuro Harry è presentato come “Young Scarface”.
Una sera raggiunge Herbert Lom nel camerino di The King and I e lo supplica di aiutarlo a trovare un altro film: è convinto che La signora omicidi sarà un disastro e teme di restare senza lavoro. Sul set, intanto, la sua abilità nell’imitazione conquista tutti. Dall’altoparlante della mensa parte quello che sembra il nastro di una scena; poco dopo i presenti capiscono che Sellers sta rifacendo da solo le voci del cast e persino le indicazioni della macchina da presa. Balcon non dimenticherà lo scherzo.
Nel copione di lavorazione Harry raccontava una lunga storia sulla sorella costretta dal marito trapezista a esibirsi senza rete; nella copia distribuita resta un brusco passaggio fra la scusa del maggiore e la battuta successiva di Marcus. Sellers sosterrà che dal film erano stati eliminati quaranta minuti, molti dei quali suoi. Clark ricorda tagli assai più contenuti: secondo lui la prima versione arrivava a circa cento minuti e Balcon impose di toglierne cinque per rispettare il limite riservato alle commedie Ealing. A essere sacrificati, nel suo racconto, sono soprattutto piccoli gesti di Guinness con il cappello e la sciarpa. Il discorso di Harry compare dunque nella sceneggiatura; quanto ne sia stato effettivamente girato resta incerto.
L’aneddoto più inquietante riguarda proprio Guinness ed è riportato da Piers Paul Read nella biografia autorizzata dell’attore. Per la scena finale viene preparato un segnale ferroviario destinato a cadere sopra Marcus. Un perno metallico dovrebbe fermarlo poco oltre la sua testa e sul terreno vengono segnate con il gesso le posizioni da rispettare. Durante la ripresa il segnale spezza il fermo e lacera il dorso della giacca. Guinness si era sistemato pochi centimetri più avanti del segno: quello spostamento gli salva la vita.
Costumi
I costumi sono firmati da Anthony Mendleson, collaboratore stabile della Ealing, che molti anni dopo li ricorderà fra i lavori di cui andava più fiero. Mackendrick sa disegnare e può mostrargli sulla carta l’aspetto immaginato per i personaggi; soprattutto, si interessa davvero al modo in cui dovranno apparire gli attori. Per un costumista abituato anche a registi che dei vestiti si curano pochissimo, è una collaborazione rara.
Molti abiti in realtà vengono noleggiati presso sartorie esterne e Mendleson deve scegliere i fornitori, controllare gli ordini e restare dentro il bilancio.
Mrs Wilberforce porta abiti dai colori pastello, con motivi floreali e piccoli colletti. Le amiche si presentano al tè con cappelli decorati di fiori e piume. Gli uomini indossano soprattutto colori scuri: Marcus tiene il cappotto lungo e la sciarpa, mentre il maggiore conserva un abbigliamento più distinto, anche se un po’ consumato. I vestiti pesanti di Carezza accentuano la sua corporatura.

Harry ha un aspetto più contemporaneo, con la giacca corta, i capelli pettinati all’indietro e la piccola cicatrice sulla guancia. Louis, invece, tiene il cappello perfino dentro casa. Il motivo viene dal teatro: Herbert Lom ha la testa rasata per interpretare il re del Siam in The King and I. Quel cappello permette di nasconderla durante le riprese. Un accessorio perfettamente adatto a un gangster risolve così anche un problema di continuità fra palcoscenico e set.
La fotografia in Technicolor di Otto Heller mantiene ben leggibile la differenza fra gli abiti chiari della padrona di casa e quelli scuri dei suoi ospiti. Nella scena del tè che mi aveva fermata durante lo zapping, basta guardare i cappelli delle signore e i cappotti degli uomini per distinguere i due gruppi, anche prima di capire di che cosa stiano parlando.
Il rosso viene usato con maggiore parsimonia. Compare in punti isolati degli abiti, degli arredi e delle strade, come l'iconica cabina telefonica, attirando per un momento lo sguardo dentro un’immagine dominata dai pastelli e dai toni scuri. Heller aveva già una lunga esperienza nel cinema britannico e nello stesso 1955 firma anche la fotografia a colori del Riccardo III diretto da Laurence Olivier.
Location
La casa di Mrs Wilberforce sembra così legata ai binari di King’s Cross, il quartiere ferroviario londinese, da far pensare a un luogo trovato già pronto. In realtà quella casa non esisteva. O meglio, ne esistevano tanti pezzi diversi, che il film mette insieme con tale naturalezza da farceli accettare come un unico indirizzo.
La facciata viene costruita alla fine di Frederica Street, accanto alle linee ferroviarie e al tunnel che avrà un ruolo decisivo nell’ultima parte.
Quando Marcus arriva e guarda lungo la strada, però, il film ci mostra Argyle Street, con St Pancras sullo sfondo. La rapina utilizza il vero King’s Cross, compresi i primi quattro binari, poi si sposta fra Vernon Rise, Goods Way e strade oggi scomparse.
Per le settimane trascorse a Frederica Street la produzione usa alcune stanze messe a disposizione dagli abitanti come camerini, locali per il trucco e uffici. Alla fine delle riprese la Ealing organizza una festa per ringraziare il quartiere. Nelle fotografie si vedono lunghi tavoli apparecchiati in strada: gli attori siedono insieme agli abitanti, ci sono anche i bambini e sopra di loro è appeso uno striscione dedicato al Ladykillers tea party.
L’ospitalità del quartiere si rivela molto utile. Potendo far riposare e cambiare gli attori nelle case, la troupe evita di riempire la strada di altri veicoli di servizio. Gli abitanti offrono perfino il tè, questa volta senza dover nascondere al piano di sopra una banda di rapinatori.
Frederica Street e la casa sono scomparse; l’area corrisponde all’incirca a Conistone Way. Il film permette di vedere il quartiere prima delle grandi trasformazioni urbanistiche, con i magazzini e i cortili industriali lungo la ferrovia.
Colonna sonora
Il brano che sentiamo ripetere durante le prove dei finti musicisti è il celebre Minuetto dal Quintetto per archi in mi maggiore G.275 del compositore settecentesco Luigi Boccherini.
Marcus e i suoi complici lo fanno suonare sul grammofono per convincere Mrs Wilberforce che al piano di sopra si stia davvero esercitando un quintetto. Mentre lei ascolta il disco, loro possono occuparsi della rapina.
Il disco viene rimesso sul piatto ogni volta che qualcuno rischia di scoprire la verità. Mrs Wilberforce crede di ascoltare uomini in carne e ossa; noi vediamo cinque persone che non saprebbero nemmeno come impugnare gli strumenti lasciati nella stanza. Più avanti Marcus finirà per canticchiare proprio quel motivo mentre perde il controllo: l’alibi musicale gli è ormai entrato in testa.
La partitura originale è affidata a Tristram Cary, nato a Oxford nel 1925.
Durante la guerra lavora come tecnico radar nella Royal Navy e comincia a interessarsi alle possibilità del suono elettronico. Nel 1955 compone già per la radio della BBC, ma non ha mai scritto una partitura orchestrale per il cinema.
Mackendrick lo conosce appena: frequentano lo stesso pub, il Fringes di Fulham Road, e il regista ha ascoltato alcuni suoi lavori alla radio. Un giorno lo chiama perché sente in quella musica un tono ironico adatto alla commedia nera che sta preparando. Prima di assumerlo, la Ealing gli consegna due sequenze provvisorie e gli concede quindici giorni per scrivere e orchestrare la musica. I brani vengono registrati in coda alla sessione di un altro compositore e il mattino seguente arriva la telefonata: il lavoro è suo. Per il film riceve 450 sterline, l’equivalente, farà poi notare Cary, di nove sterline alla settimana per un anno.
Il minuetto appartiene al repertorio preesistente e la scelta è già stabilita quando Cary entra nel progetto. Lui ne dissemina il motivo nella propria partitura e costruisce la rapina come una fuga: a ogni nuovo ingresso musicale corrisponde l’uscita di un veicolo. Poi, proprio durante il colpo, la musica si interrompe e lascia spazio al silenzio. Nell’ascolto contano molto anche i rumori della ferrovia, con i fischi e gli urti dei vagoni che arrivano fino alla casa. Quando Harry esce di scena, compare per un istante anche un accenno di blues.
Cary prepara anche una musica per i titoli di coda. Al momento del doppiaggio Mackendrick e Seth Holt lo portano al Red Lion, gli offrono una pinta di Worthington e gli comunicano che il brano verrà sostituito da The Last Rose of Summer, il motivo associato a Mrs Wilberforce. Quel finale musicale non va perduto: nel 1997, registrando una suite tratta dal film, Cary rimette al proprio posto sia la musica dei titoli sia la conclusione della fuga interrotta durante la rapina. Negli anni successivi Cary diventerà uno dei pionieri britannici della musica elettronica, lavorerà per radio e televisione e firmerà musiche per la serie fantascientifica Doctor Who.
L’uscita del film
The Ladykillers arriva nelle sale britanniche l’8 dicembre 1955, distribuito dalla Rank. Negli Stati Uniti il film viene distribuito il 20 febbraio 1956. Bosley Crowther sul New York Times giudica alcuni passaggi un po’ laboriosi, ma apprezza la scrittura di Rose e la regia di Mackendrick. La rivista Variety vi riconosce una parodia del gangster americano mescolata all’eccentricità britannica. Le due recensioni si incontrano almeno su un punto: quella strana miscela di film criminale ed eccentricità britannica non somiglia per niente a ciò che il pubblico americano è abituato a vedere.
I riconoscimenti arrivano presto. Ai premi del 1956 della British Film Academy, Katie Johnson vince come migliore attrice britannica e William Rose per la migliore sceneggiatura britannica. Il film riceve inoltre le candidature come miglior film britannico e come miglior film da qualsiasi fonte. Quando esce negli Stati Uniti entra nella stagione successiva degli Oscar: alla cerimonia del 1957 Rose è candidato per la sceneggiatura originale, premio assegnato a Il palloncino rosso di Albert Lamorisse.
Il sogno raccontato da Rose a Mackendrick arriva così fino alla candidatura all’Oscar per la sceneggiatura originale.
Il film continua a vivere anche attraverso nuove versioni. Nel 2004 Joel ed Ethan Coen trasferiscono la storia nel Mississippi e affidano a Tom Hanks il ruolo del professore; nel 2011 Graham Linehan la riporta a Londra con un adattamento teatrale. Nel 2020 un restauro in 4K riporta il film nelle sale britanniche. Al momento in cui scrivo non risulta disponibile in streaming, in caso cambiasse qualcosa aggiornerò questo articolo.
Se anche voi lo avete ancora in lista, recuperatelo e lasciatevi sorprendere dal finale. Per me La signora omicidi è un piccolo gioiello, oggi ricordato molto meno di quanto meriterebbe.
ULTIMO MA NON PER IMPORTANZA: Se volete rimanere aggiornati sui miei articoli potete iscrivervi alla Newsletter che ho creato, è sufficiente cliccare su questo link https://blogfrivolopergenteseria.substack.com basta inserire la vostra mail e cliccare Subscribe, riceverete via mail la conferma dell'avvenuta iscrizione e ogni settimana quando uscirà un nuovo articolo sul blog verrete avvisati. Vi ringrazio per sostenermi sempre!
- lunedì, settembre 14, 2026
- 0 Comments





















































